Don Dolindo, o’ vecchiarello d’a Madonna

redazione

La vita, le testimonianze e gli scritti.

In foto don Dolindo Ruotolo

di Giuseppe Simeone

Ascolta il podcast di don Pasquale Rea parroco della chiesa “San Giuseppe dei Vecchi e Immacolata di Lourdes” a cui abbiamo chiesto di parlarci di don Dolindo Ruotolo

A Napoli riposa in pace don Dolindo Ruotolo. Nella parrocchia di S. Giuseppe dei Vecchi e Immacolata di Lourdes è tumulato il corpo di don Dolindo. La costruzione di questa chiesa risale agli inizi del 1600. Nella navata di destra c’è la tomba di don Dolindo e in fondo c’è la ricostruzione della grotta della Madonna di Lourdes che il sacerdote fece realizzare per devozione alla Madonna insieme al fratello Elio, anche egli sacerdote e tumulato in questa parrocchia. Sulla sua tomba c’è scritto <<quando verrai alla mia tomba tu bussa. Anche dalla tomba io risponderò: confida in Dio>>. Nato a Napoli il 6 ottobre 1882 don Dolindo era figlio di Raffaele e di Silvia Valle. Quinto di undici fratelli e sorelle il sacerdote napoletano nacque nel giorno della festa di Santa Maria Francesca delle cinque Piaghe. Il nome che gli fu dato dal padre Raffaele significa dolore. Per scrivere di don Dolindo siamo stati a Napoli, visitato i luoghi in cui ha vissuto, abbiamo letto molto, visionato documentari e servizi giornalistici di autorevoli emittenti televisive cattoliche. Il sacerdote napoletano ha scritto tanto nella sua vita; scritti autobiografici, opere di teologia, ascetica e mistica, epistolari, scritti devozionali, opuscoli vari, musica, meditazioni mariane ma il suo più grande lavoro è stato il commento alla Sacra Scrittura in trenta volumi. Sin da piccolo ha iniziato a soffrire dovendo subire due interventi dolorosi. Il primo alla mano per un osso cariato che fu estratto e il secondo alla guancia destra per un tumore. Nella sua infanzia quando la sua testa non arrivava a superare l’altezza del focolare e abitava in via Santa Chiara n. 24 diceva alla madre Silvia << Io sarò sacerdote>>.  La sua vita è stata sacerdozio. Umile, dolce e poverissimo ma con una grande forza. Una vita caratterizzata da semplicità, penitenza e preghiera. Visse tra Napoli, Taranto, Molfetta e Rossano Calabro e nel 1903 fece domanda per andare in Cina come missionario ma il visitatore dell’ordine rispose in questo modo: << Dio le dà questo desiderio per prepararla alle sofferenze e all’apostolato. Sarà martire, ma di cuore,  non di sangue. Rimanga qui e non ne parli più>>. La vita di don Dolindo è stata anche persecuzione. Fu sottoposto al giudizio del Sant’Uffizio, fu definito squilibrato, pazzo e indemoniato. Ci sono stati anche anni in cui non ha potuto celebrare Messa. Ha sempre accettato tutto anzi rispondeva sempre con amore. Venne definitivamente riabilitato il 17 luglio 1937. Morì a Napoli il 19 novembre 1970

La Sapienza e la lampada

Siamo nel periodo degli studi di don Dolindo nel collegio dei preti della missione. Tra il 1896 e 1899 il sacerdote napoletano era qui con il fratello Elio. Don Dolindo scriveva che quando doveva studiare a memoria imparava ma dove c’era bisogno dell’intelligenza non riusciva per nulla ed era un disastro. Si raccomandò allora a Gesù e alla Madonna e mentre recitava il Rosario, avendo davanti a sé un’immagine della Madonna appoggiata ad un libro, disse: << O mia dolce Mamma, se mi vuoi sacerdote, dammi l’intelligenza, perché lo vedi che sono un cretino>>. Ad un tratto si assopì, l’immagine si mosse e gli toccò la fronte. Si svegliò con la mente svelta e lucida.  Qualche anno dopo nel 1988 diedero a don Dolindo la cura della lampada del Sacramento. Il suo amore a Gesù Sacramento crebbe assai scriveva il sacerdote. L’olio della lampada però era cattivo e perciò don Dolindo si raccomandò all’angelo custode affinché egli lo svegliasse la notte, prima che la lampada si spegnesse. Il giovane si sentiva svegliare e quando scendeva trovava sempre la lampada che stava per spegnersi. Una notte sentì battersi sulla spalla destra e una voce << Dolindo….la lampada>>. Due volte però fu pigro e scese dopo qualche minuto trovando la lampada spenta e che fumigava.

Padre Pio nella vita di don Dolindo.

L’incontro tra Padre Pio da Pietrelcina e don Dolindo Ruotolo avvenne il 16 ottobre 1953. Apprendiamo questo leggendo la testimonianza di Padre Giovanni Recupido dei Frati Minori Conventuali. Il viaggio verso San Giovanni Rotondo iniziò prestissimo, verso le quattro del mattino. Arrivato sul Gargano l’incontro con Padre Pio fu cordialissimo. Padre Giovanni scrive che aveva sentito dire che lo stesso Padre Pio indirizzò dei pellegrini venuti da Napoli ad andare da don Dolindo. Al termine del colloquio don Dolindo chiese a San Pio una benedizione  e questi rispose: << Sempre benedizioni vai cercando tu, sempre benedizioni. Ma sì che sei benedetto. Nell’anima tua c’è stato e ci sarà sempre il Paradiso>>. Importante testimonianza è anche quella di padre Pellegrino che dal Santuario S. Maria delle Grazie a San Giovanni Rotondo rispondeva ad una figlia spirituale di Don Dolindo Ruotolo in merito ai tanti scritti di quest’ultimo. Padre Pellegrino scriveva così <<Gentilissima Signorina, Padre Pio ha detto che niente di quanto è scaturito dalla penna di don Dolindo deve andare perduto. Preoccupatevi quindi di affidare il materiale inedito a persone intelligenti, oneste e piene di buona volontà…..Non è vero che don Dolindo è impossibilitato a scrivere gli ultimi capitoli dell’opera sulla Madonna,  mi  ha detto Padre Pio, egli (ndr don Dolindo) li sta incidendo nella sua carne crocifissa sotto lo sguardo del’Addolorata>>. Nella stessa lettera inoltre San Pio definisce don Dolindo Santo Apostolo di Napoli.

La testimonianza di Marcello Gentile a TV 2000

Figlio di due medici napoletani che gli avevano fatto conoscere sin da piccolo don Dolindo. Un giorno Don Dolindo bussa alla porta di casa Gentile e va nella camera da letto dove il padre di Marcello era in brutte condizioni di salute. Il medico napoletano era affetto da una rara malattia ematologica. Aveva una emorragia nasale che non si fermava da alcune ore. Il sacerdote pose sul capo dell’anziano il bastone che usava per accompagnarsi. Dopo qualche preghiera il sangue si fermò e negli scritti successivi con la madre di Marcello il sacerdote esortava la signora ad essere tranquilla per la salute del marito.

La cartolina al diplomatico polacco

Don Dolindo Ruotolo scrisse il 2 luglio 1965 una cartolina postale indirizzata al conte polacco,  Vitold Laskowski. Il Sacerdote scriveva << Maria all’anima: Il mondo va verso la rovina, ma la Polonia, come ai tempi di Sobieski, per la devozione che ha al mio cuore, sarà oggi come i 20.000 che salvarono l’Europa e il mondo dalla tirannia turca. Ora la Polonia libererà il mondo dalla più tremenda tirannia comunista. Sorge un nuovo Giovanni, che con marcia eroica spezzerà le catene, oltre i confini imposti dalla tirannide comunista. Ricordalo, Benedico la Polonia. Ti benedico – Beneditemi. Il povero sacerdote Don Dolindo Ruotolo – Via Salvator Rosa, 58 Napoli>>. Giovanni Paolo II fu eletto Papa il 16 ottobre 1978  quindi tredici anni dopo questa cartolina.

Il Volto di Gesù

Don Dolindo conosceva una signora pugliese di Trani di nome Lucia. La signora sapeva disegnare ma non ad un livello professionale. Il sacerdote chiese a Lucia di disegnare il volto di Gesù. La signora tenta più volte ma il risultato non fu soddisfacente e si rifiutò di provare ancora. Don Dolindo allora  le pose sul capo la corona iniziò a pregare, benedicendo le mani e i pennelli. Lucia dipinse nuovamente  e il volto di Gesù fu bellissimo.

Atto di abbandono a Gesu’ di don Dolindo Ruotolo

Gesù alle anime: – Perché vi confondete agitandovi? Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà. Vi dico in verità che ogni atto di vero, cieco, completo abbandono in me, produce l’effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose.

Abbandonarsi a me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a me una preghiera agitata perché io segua voi, e cambiare così l’agitazione in preghiera. Abbandonarsi significa chiudere placidamente gli occhi dell’anima, stornare il pensiero dalla tribolazione, e rimettersi a me perché io solo operi, dicendo: pensaci tu. E’ contro l’abbandono, essenzialmente contro, la preoccupazione, l’agitazione e il voler pensare alle conseguenze di un fatto.

E’ come la confusione che portano i fanciulli che pretendono che la mamma pensi alle loro necessità, e vogliono pensarci essi, intralciando con le loro idee e le loro fisime infantili il suo lavoro. Chiudete gli occhi e lasciatevi portare dalla corrente della mia grazia, chiudete gli occhi e non pensate al momento presente, stornando il pensiero dal futuro come da una tentazione, riposate in me credendo alla mia bontà, e vi giuro per il mio amore che, dicendomi con queste disposizioni: pensaci tu, io ci penso in pieno, vi consolo, vi libero, vi conduco.

E quando debbo portarvi in una via diversa da quella che vedete voi, io vi addestro, vi porto nelle mie braccia vi fo trovare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, all’altra riva. Quello che vi sconvolge e vi fa male immenso è il vostro ragionamento, il vostro pensiero, il vostro assillamento, ed il volere ad ogni costo provvedere voi a ciò che vi affligge.

Quante cose io opero quando l’anima, tanto nelle sue necessità spirituali quanto in quelle materiali, si volge a me, mi guarda, e dicendomi: pensaci tu, chiude gli occhi e riposa! Avete poche grazie quando vi assillate voi per produrle, ne avete moltissime quando la preghiera è affidamento pieno a me. Voi nel dolore pregate perché io operi, ma perché io operi come voi credete… Non vi rivolgete a me, ma volete voi che io mi adatti alle vostre idee; non siete infermi che domandano al medico la cura, ma, che gliela suggeriscono. Non fate così, ma pregate come vi ho insegnato nel Pater: Sia santificato il tuo nome, cioè sii glorificato in questa mia necessità; venga il tuo regno, cioè tutto concorra al tuo regno in noi e nel mondo; sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra, cioè disponi tu in questa necessità come meglio ti pare per la vita nostra eterna e temporale.

Se mi dite davvero: sia fatta la tua volontà, che è lo stesso che dire: pensaci tu, io intervengo con tutta la mia onnipotenza, e risolvo le situazioni più chiuse. Ecco, tu vedi che il malanno incalza invece di decadere? Non ti agitare, chiudi gli occhi e dimmi con fiducia: Sia fatta la tua volontà, pensaci tu. Ti dico che io ci penso, e che intervengo come medico, e compio anche un miracolo quando occorre. Tu vedi che l’infermo peggiora? Non ti sconvolgere, ma chiudi gli occhi e di’: Pensaci tu. Ti dico che io ci penso, e che non c’è medicina più potente di un mio intervento di amore. Ci penso solo quando chiudete gli occhi.

Insonni, tutto vogliamo valutare, tutto scrutare, confidando solo negli uomini. Voi siete insonni, voi volete tutto valutare, tutto scrutare, a tutto pensare, e vi abbandonate così alle forze umane, o peggio agli uomini, confidando nel loro intervento. E’ questo che intralcia le mie parole e le mie vedute. Oh, come io desidero da voi questo abbandono per beneficarvi, e come mi accoro nel vedervi agitati! Satana tende proprio a questo: ad agitarvi per sottrarvi alla mia azione e gettarvi in preda delle iniziative umane. Confidate perciò in me solo, riposate in me, abbandonatevi a me in tutto. Io fo miracoli in proporzione del pieno abbandono in me, e del nessuno pensiero di voi; io spargo tesori di grazie quando voi siete nella piena povertà! Se avete vostre risorse, anche in poco, o, se le cercate, siete nel campo naturale, e seguite quindi il percorso naturale delle cose, che è spesso intralciato da satana. Nessun ragionatore o ponderatore ha fatto miracoli, neppure fra i Santi; opera divinamente chi si abbandona a Dio.

Quando vedi che le cose si complicano, di’ con gli occhi dell’anima chiusi: Gesù, pensaci tu. E distràiti, perché la tua mente è acuta… e per te è difficile vedere il male e confidare in me distraendoti da te. Fa’ così per tutte le tue necessità; fate così tutti, e vedrete grandi, continui e silenziosi miracoli. Ve lo giuro per il mio amore. Ed io ci penserò, ve lo assicuro. Pregate sempre con questa disposizione di abbandono, e ne avrete grande pace e grande frutto, anche quando io vi fo la grazia dell’immolazione di riparazione e di amore, che impone la sofferenza. Ti sembra impossibile? Chiudi gli occhi e di’ con tutta l’anima: Gesù pensaci tu. Non temere, ci penserò e benedirai il mio nome umiliandoti. Mille preghiere non valgono un atto solo di abbandono: ricordatelo bene. Non c’è novena più efficace di questa:

O Gesù m’abbandono in Te, pensaci tu!

Si ringrazia don Pasquale Rea, parroco della chiesa “San Giuseppe dei Vecchi e Immacolata di Lourdes”.

Fonti: Casa Editrice Mariana <<Apostolato Stampa>>,  TV 2000 e Padre Pio TV. 

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