Mi sento piccolo di fronte alla grandezza di questo dono

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Nicola Galente prossimo all’Ordinazione Presbiteriale

di Giovanna Di Benedetto

Nicola Galante si racconta con parole semplici: “Ultimo di due figli, provengo da una famiglia cristiana, ancorata ai sani valori della tradizione, affabile e laboriosa. Ho 30 anni e vivo a Portico di Caserta. Ho sempre frequentato la vita parrocchiale, impegnandomi nel servizio all’altare, nella catechesi e nel dialogo costruttivo con la comunità. Dopo la laurea in Scienze politiche, ho iniziato il cammino di discernimento vocazionale presso il Pontificio Seminario Campano Interregionale di Napoli. Sono stato ordinato diacono transeunte il 28 settembre 2019 e il 18 giugno p.v., a Dio piacendo, sarò ordinato presbitero. Mi piace la natura, andare in bicicletta, leggere testi di teologia e geopolitica e temi di pastorale della salute”. Ed è nell’attesa di questa data per lui così importante che gli abbiamo chiesto di raccontarci come è nata la sua vocazione e le emozioni che ha vissuto, e vive, lungo questo cammino.

Puoi raccontarci della tua decisione di intraprendere il cammino che ti ha portato al sacerdozio?
La decisione di incamminarmi verso il sacerdozio non è nata di getto. Ricordo che sin da piccolo avevo una certa predilezione per tutto quanto attenesse alla sfera del sacro e, non vi nascondo, che più volte mi sono cimentato nel “giocare a dire la Messa”, coinvolgendo mio fratello e i miei compagni. Crescendo, mi accorsi che in “quel” trastullo scorgevo un “di più”: qualcosa di sensato, o meglio, il mio sogno nel cassetto! Perciò, in occasione della sua visita pastorale alla diocesi, ne parlai con l’allora arcivescovo monsignor Bruno Schettino, di venerata memoria, che mi invitò a partecipare agli incontri vocazionali che si tenevano mensilmente nel Seminario diocesano. Dopo la maturità in Ragioneria, decisi di iscrivermi all’Università, soprattutto per capire se “quel” desiderio non fosse una mera infatuazione… Prima della discussione della tesi in Scienze politiche, due domande riecheggiavano nel mio cuore: “Ma voi, chi dite che io sia?” (Mc 8,29) e “Quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?” (Lc 9,25). Ne parlai con il mio nuovo parroco, don Enrico D’Agostino, che mi propose un pellegrinaggio a Lourdes. E lì, nella Cappella dell’Adorazione e ai piedi della Vergine Santa, decisi di mettermi in discussione per Lui!

Come vivi questi pochi giorni che ti separano dall’ordinazione, quali pensieri ed emozioni?
Attendo il giorno del Sacerdozio con gratitudine e commozione! Mi sento piccolo di fronte alla grandezza di questo dono, che è frutto della Sua Misericordia: Dio non sceglie i migliori, non premia i meritevoli, ma pone il Suo sguardo sui piccoli, i deboli, per rivelare il progetto della “copiosa redemptio”. Mi sto preparando all’ordinazione presbiterale cercando di pregare di più e meglio e ritagliandomi spazi di silenzio per frequentare le Sacre Scritture.

Come hai vissuto questo anno di diaconato?
In realtà sono trascorsi nove mesi dall’ordinazione diaconale. Ho svolto con passione ed impegno la mia esperienza di servizio nell’ospedale “S. Giuseppe e Melorio” – in collaborazione con il cappellano – e nella Casa di Cura “S. Maria della salute” in S. Maria C.V., e il servizio pastorale presso le parrocchie di S. Maria della Sanità (da ottobre 2019 a gennaio 2020) e S. Maria della Libera (da ottobre 2019) in Marcianise.

Cosa consiglieresti ai giovani che stanno per intraprendere la strada verso il sacerdozio?
Mi permetto di consigliare tre cose: riscoprire la propria umanità redenta per sentirsi figlio amato, apprezzare l’umiltà per imparare a farsi servo dei fratelli, rinunciare alla tentazione del chiacchiericcio per ascoltare la Parola e mantenerla viva. Condivido con loro uno stralcio delle Note spirituali del 7 marzo 1903 scritte da Angelo Giuseppe Roncalli, il futuro Papa Giovanni XXIII: “Quante volte nella foga dello studio, la pietà passa in secondo ordine; e quasi si mostra di credere che il tempo consacrato agli esercizi di devozione sia inutile. […] Se io voglio diventare veramente un bravo uomo su tutta la linea, raggiungere pienamente i miei ideali, essere utile alla causa di Cristo e della Chiesa, io mi debbo santificare ad ogni costo”.

Qual è il tuo progetto per il prossimo anno?
Non ho al momento un planning. Con spirito sereno e fiducioso, resto in attesa di quanto il nostro Arcivescovo, “segno” di comunione e missione – secondo la lezione del Vaticano II, mi chiederà di svolgere al servizio della nostra Chiesa, e lo farò in spirito di filiale rispetto ed obbedienza.

A quale preghiera sei particolarmente legato e perché?
Da appassionato qual sono di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, il “dottore della preghiera”, sono particolarmente legato alle Visite al Santissimo Sacramento e a Maria Santissima, perché mi consentono di “contemplare il volto di Cristo, e contemplarlo con Maria”, come ebbe a scrivere san Giovanni Paolo II nella Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae”.

A chi rivolgi un ringraziamento speciale?
Anzitutto al Signore per il dono della vocazione al sacerdozio ministeriale, e ai miei genitori per il dono della vita e l’educazione cristiana ricevuta. Un grazie poi rivolgo ai sacerdoti che mi hanno accompagnato nel cammino vocazionale, tra cui don Luigi Giuliano e don Enrico D’Agostino, al nostro arcivescovo Salvatore, alle religiose, alle comunità parrocchiali di Portico, di Musicile e di Marcianise, e alla nostra amata Chiesa di Capua per essere da essa generato e sostenuto.
Permettetemi di dire “grazie”, infine, ai medici, agli infermieri e agli operatori sanitari, “gli eroi di tutti i giorni, di tutte le ore” (Papa Francesco), per il loro esempio di compassione e dedizione verso gli infermi.

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