Mons. Pietro Piccirillo

redazione

Presenza di guida, di luce, di gioia, di arricchimento costante della Verità

di Mons. Filippo Melone

Non è facile pensarti morto. È una grande sofferenza. Essa vibra, in maniera sottile, nella visione di troppi ricordi, che hanno segnato il tempo della vita. Il respiro della morte, che aleggia sempre e ovunque, non credevo che potesse sfiorare la tua persona. Invece, lentamente ha sciupato tutte le difese del tuo corpo. Ora ha calato definitivamente il sipario, ponendo il sigillo su quel frattempo, che chi l’ha conosciuto non dimenticherà mai. Perché? Caro Pierino sei stato un uomo speciale. Un sacerdote esemplare. Nella vita nulla hai trascurato, pur di affermare la tua umanità, nella quale tutti potevano leggere quell’afflato di simpatia e amicizia, che arricchiva il tuo essere sacerdote, fino a renderti motivo e testimone di sequela. Il sorriso era sempre presente sulle tue labbra sia quando parlavi che quando tacevi. E spesso e la parola e il silenzio rivelavano risposte di cuore, che mai passavano inosservate. Quanti insegnamenti attingevano dal tuo modo di essere e di agire! Solo chi ti conosceva in profondità, riusciva a vederti presenza di guida, di luce, di gioia, di arricchimento costante della Verità. Adesso la morte ha scritto per te l’ultima parola, però non ha vinto. Anzi, ti ha aperto il mistero di una vita nuova, quella di vivere e di essere nel cuore di Dio. E questa vittoria l’ho constatato, quando tu, da me accarezzato e chiamato, hai risposto con un tenue sorriso, che mi ha ricordato alcuni versi di un poeta pakistano; “Ti dirò il segno del credente: quando a lui giunge la morte,nasce sulle sue labbra un sorriso”. E il tuo era il sorriso che stava per nascere dalla certezza di incontrare Dio, che hai sempre cercato, gioiosamente servito, sinceramente amato. Caro Pierino, mentre scrivo davanti ai miei occhi passa un arcobaleno di immagini. Sono ricordi, che l’usura del tempo non ha scolorito. Riguardano gli anni passati nel Seminario di Benevento, dove maturasti la strada della vocazione sacerdotale. Il giorno della tua ordinazione nell’anno 1967 il 26 aprile, ricevuta dalle mani di Mons. Tommaso Leonetti. La tua nomina a parroco della Chiesa di San Paolo in Santa Maria Capua Vetere, dove, con gioia e dedizione, lontano da ogni aspirazione, hai pensato solo a servire il popolo di Dio, senza mai dimenticare l’insegnamento di Gesù:” Dopo che hai fatto tutto ciò che dovevi fare, considerati un servo inutile”. E tu tale ti sei sempre stimato, convinto che la bellezza della vita non stava nel rendere i giorni utili solo a se stesso, ma soprattutto agli altri, sui quali hai profuso senza risparmio il tuo apostolato. E che dire degli incarichi curiali, da te ricoperti nella Diocesi? Per il loro espletamento la prosopopea era del tutto estranea alla semplicità della tua condotta. Il che sprigionava in chi ti conosceva una stima veramente affettuosa. Oggi il Clero di Capua, guidato da Mons Salvatore Visco, che ha vissuto quotidianamente e con sofferta partecipazione, le fasi salienti della malattia, sente la tua mancanza. La mancanza di un amico fraterno mai assente e di un sacerdote sempre attento e pronto, per chiunque, nel cercare e donare, con semplicità, ogni riserva di amore e di carità.

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