Intervista a Luigi Ferraiuolo, redattore di TV 2000.

redazione
In foto Luigi Ferraiuolo con Papa Francesco – Foto precedente al DPCM del 9 marzo 2020
di Giuseppe Simeone

Ascolta il podcast del giornalista Luigi Ferraiuolo a cui abbiamo chiesto dell’importanza di un giornalismo fatto di buone notizie e dei giornalisti di “periferia”

Luigi Ferraiuolo è diventato professionista al Corriere della Sera. Un percorso importante quello di Luigi, nato a Lodi e vissuto nel borgo medioevale di Casertavecchia poi trasferitosi per lavoro. Giornalista attento e profondo conoscitore della “Terra di Lavoro“ con la sua penna e la sua voce racconta avvenimenti nazionali e territoriali. Ha scritto e continua scrivere per quotidiani nazionali e per varie case editrici. Nel 2014 ha vinto, per il miglior saggio ecclesiale italiano, il premio  «Giordano» con “Da Pietrelcina. L’altro Padre Pio”.

Luigi partiamo dal tuo ultimo libro “don Peppe Diana e la caduta di gomorra”. Il libro racconta la caduta di gomorra innescata dal martirio di don Giuseppe Diana. Erano anni difficili in cui una piccola parte del casertano era come l’Iraq durante la guerra all’Isis. Oggi cosa è cambiato in questo territorio e cosa si potrebbe ancora fare?

Nel casalese in quello che una volta era il triangolo della morte è cambiato tutto perché non c’è più la presenza invasiva di quello che don Peppe Diana chiamava la dittatura armata della camorra. Infatti lo Stato nel casertano ha sconfitto la struttura militare del clan. Ora deve essere scoperto il tesoro economico.

Sei segretario del Premio “Buone Notizie”. Un prestigioso riconoscimento giunto alla dodicesima edizione che vede importanti patrocini, partner, media partner come TG2, Famiglia Cristiana, TV 2000, Il Mattino, Confindustria Caserta,  Ordine dei Giornalisti, Fedarazione Italiana Settimanali Cattolici e Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Come nasce l’idea di questo premio e cosa può rappresentare anche per lo sviluppo di questa provincia?

Il premio nasce per dare una speranza di rinascita al casertano. Il premio “Buone Notizie” nasce infatti da una discussione interna tra l’Unione Cattolica Stampa Italiana di Caserta, l’Assostampa di Caserta e l’Ufficio Comunicazione Sociali di Caserta con l’allora vescovo S.E. Mons. Raffaele Nogaro. In sostanza  pensai ad un premio che potesse far parlare in positivo di Caserta e mi confrontai con Michele De Simone e Mons. Nogaro. Entrambi condivisero l’idea e così nacque il premio “Buone Notizie”  per portare i grandi giornalisti italiani a Caserta e naturalmente premiare quelli più bravi. Da una missione territoriale il premio, come tutte le cose che funzionano, ha poi ampliato il raggio d’azione ad una missione nazionale ed a breve internazionale.

Hai realizzato vari docufilm: Sui passi di Abramo che racconta degli ultimi cristiani in Iraq; Padre Pio: tornerò tra cent’anni, sulla profezia del ritorno a Pietrelcina; Libera nos a malo: la musica di Sant’Antonio contro il diavolo, unico documentario proiettato all’assemblea mondiale delle Ngo Unesco e infine anche su Don Peppe Diana il Martire del Riscatto. Come si realizza un docufilm?  Un giornalista come te come ha pensato di descrivere cosa raccontare?

Un documentario nasce da un profondo studio e conoscenza di un particolare argomento. Solo conoscendolo a menadito e capendo l’importanza nel contesto nazionale ed internazionale scatta poi la molla per farlo conoscere e raccontarlo attraverso un documentario o un docufilm.

Sei redattore di TV 2000 e realizzi tanti servizi al TG 2000. Quale consiglio daresti ad un giovane che vuole avviarsi alla carriera giornalistica ed in particolare ad un TG?

Non è il tempo di fare il giornalista, idea romantica del cronista ormai desueta da un punto di vista delle possibilità di conoscenza e viaggi ma anche di ritorno economico. Eppure se la passione c’è e quando c’è, è forte ed inarrestabile allora l’unica concreta possibilità è studiare. Nel mercato libero dell’informazione il giornalista che sa è il più forte e sarà quello che sopravviverà

Ultima domanda. Quali progetti giornalistici hai per il futuro o cosa ti piacerebbe realizzare? Puoi anticiparci qualcosa?

Da un lato sto lavorando ad un romanzo perché per la prima volta mi è stato chiesto un racconto breve da un editore nazionale; dall’altro oltre scrivere la mia più grande aspirazione sarebbe dirigere un museo.

Nel mercato libero dell’informazione il giornalista che sa è il più forte e sarà quello che sopravviverà

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