Al termine di questo lungo esodo con varie privazioni, anche spirituali, forse riscopriremo …la sublimità del Mistero della Sua presenza nell’Eucaristia

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Intervista a S.E. Mons. Salvatore Visco, Arcivescovo di Capua

di Giovanna Di Benedetto

Come ha trascorso questo tempo di quarantena in comunità con le suore?

Può sembrare strano ma sono stato molto impegnato – forse più di prima -attraverso il telefono e l’e-mail contattando i sacerdoti, le Comunità religiose, le aggregazioni laicali. Ascolto spesso i Vicari foranei per conoscere la situazione nelle foranie. Mi sono sentito anche con diversi Sindaci; quasi tutti hanno riconosciuto l’importante ruolo di sostegno delle nostre parrocchie nel loro territorio.

Qualche riunione dei responsabili Caritas con le mascherine è stata necessaria e lo sarà ancora per rispondere, con azioni coordinate, alle aumentate esigenze della nostra Arcidiocesi specialmente in alcune zone già in precarietà prima della pandemia.

Come ho detto durante il collegamento audio-video organizzato dal Servizio di Pastorale giovanile venerdì scorso, innanzitutto ho avuto tempo per pregare di più, pregare in modo più ordinato la Liturgia delle Ore e riuscire, senza la necessità di trovare spazi tra gli impegni dentro e fuori l’episcopio, a recitare i venti Misteri del Santo Rosario, qualche volta anche seguendo la bella preghiera mariana attraverso i diversi canali televisivi che la trasmettono.

A proposito della preghiera alla Beata Vergine Maria, venerdì 1° maggio alle ore 21, dalla Basilica di Santa Maria del Fonte presso Caravaggio (BG), abbiamo affidato l’Italia alla protezione della Madre di Dio. Questo atto di consacrazione ci ha visto uniti nel chiedere alla Madonna di intercedere per la Grazia della liberazione del mondo dalla pandemia.

Com’è stato celebrare le liturgie Pasquali senza fedeli?

Chiaramente crea disagio celebrare nel deserto della nostra grande Cattedrale completamente vuota, ma ho pensato ai tanti fedeli che spiritualmente erano a pregare con noi. Ho ricordato ai sacerdoti che, anche se celebrano da soli, soli non sono perché, come tanti santi hanno testimoniato, attorno all’altare dove si celebra il sacrificio Eucaristico, si radunano gli Angeli in adorazione.

Ritiene che ci sarà fame di Eucaristia dopo che sarà passata l’epidemia di coronavirus?

Da quanto ho letto e ascoltato da molti fedeli, già ora si sperimenta la sofferenza per questo “digiuno eucaristico” subìto ormai da molto tempo. Nell’omelia della Messa in Coena Domini la sera di Giovedì Santo ho detto: “Al termine di questo lungo esodo con varie privazioni, anche spirituali, forse riscopriremo la genuina gioia del dono che Gesù ci ha fatto nella notte in cui fu tradito. Forse comprenderemo meglio la grande dignità del Sacerdozio Ministeriale e la sublimità del Mistero della Sua presenza nell’Eucaristia, riuscendo a modificare qualche nostro atteggiamento talvolta superficiale o poco rispettoso”.

“Forse”, perché non tutti i cattolici comprendono che l’Eucaristia è – come definita dal Concilio – “fonte e culmine di tutta la vita cristiana”.

Come ha gestito i rapporti con i sacerdoti e i collaboratori?

Se “come” si riferisce alla relazione interpersonale, credo nello stesso modo di prima, anche se impediti dal guardarsi negli occhi.

Se invece “come” si intende con quali mezzi, allora ripeto quello che ho detto sopra: per telefono, per e-mail e, con qualcuno, attraverso gli strumenti della comunicazione video.

Infatti diverse volte nella settimana, oltre alle mie comunicazioni ho inoltrato, e continuo ad inoltrare a tutti i sacerdoti, quanto ricevo dalla Segreteria Generale CEI, talvolta anche alle Comunità religiose.

Qualche comunicazione è inviata ai diaconi e ai seminaristi che non sono in Seminario ma partecipano alla Messa nelle loro parrocchie e, in collegamento quotidiano attraverso piattaforme digitali, seguono le lezioni dei docenti della Facoltà Teologica, dialogano con i superiori e studiano per prepararsi agli esami. A sera, sempre con gli stessi strumenti, recitano – insieme – la preghiera di Compieta.

Sono nate delle difficoltà?

Da noi, e penso di non sbagliare, nessuna difficoltà di rilievo, forse solo qualche non completa comprensione di precise indicazioni, subito corretta dal dialogo chiarificatore.

Purtroppo altrove sono successe cose non belle: ho visto dei video con intrusioni non consentite delle Forze dell’ordine che, in contrasto con l’art. 5 comma 2 del Concordato (Salvo i casi di urgente necessità, la forza pubblica non potrà entrare, per l’esercizio delle sue funzioni, negli edifici aperti al culto, senza averne dato previo avviso all’autorità ecclesiastica), hanno tentato di interrompere la S. Messa purtroppo celebrata non a porte chiuse e con una quindicina di persone in una chiesa che ne contiene 300. Il parroco, stando alle regole, doveva evitare la presenza di quel piccolo gruppo di fedeli e celebrare con la chiesa chiusa. Tuttavia salire sull’altare armati è stato un grave atto di violenza e un abuso che i “Vertici politici” non avrebbero dovuto permettere. Invocare il caso di urgente necessità è una evidente esagerazione per coprire gesti inconcepibili e arbitrari che in questo momento qualcuno si è permesso di compiere.

Sulla pagina iniziale del nostro sito diocesano abbiamo inserito un video di due minuti. È una acuta e precisa riflessione del giornalista Vincenzo Morgante, direttore di TV2000 e Radio InBlu: “No privilegi per la Chiesa ma parità di trattamento”. Vi invito a vederlo ma voglio comunque sottolineare una delle precisazioni del Direttore di TV2000 nell’intervento del video sopracitato: “L’esercizio del culto che riguarda i fedeli di tutte le religioni, nel decreto del governo viene regolamentato nello stesso comma che disciplina le sale Bingo”(!) In una lettera aperta le Associazioni che si battono contro la ludopatia, hanno scritto: “Il nostro sogno è che il gioco d’azzardo non riapra mai più”.

Quali sono le esperienze più positive scaturite da questo tempo di forzata astinenza liturgica nelle comunità dell’Arcidiocesi?

Molti sacerdoti con le loro Comunità si sono adoperati perché si manifestasse vicinanza ai fedeli impediti dalla partecipazione all’Eucaristia specialmente di Domenica. Con i moderni strumenti, spesso purtroppo adoperati per trasmettere idiozie, maldicenze, calunnie o cattiverie, più di un terzo delle Comunità parrocchiali ha trasmesso la S. Messa – alcune solo la Domenica altre tutti i giorni – ricevendo il ringraziamento di tante persone che in qualche modo si sono sentite vicine alla loro Comunità parrocchiale. Siamo tuttavia consapevoli che non è la stessa cosa “vedere attraverso i media” o partecipare di persona.

L’Arcivescovo di Milano Mons. Mario Delpini, con la consueta sottile ironia, in riferimento ai mezzi di comunicazione che rendono vicina a tutti la Celebrazione dell’Eucaristia ha affermato: “Certo si può seguire la Messa in televisione, ma nessuno si può riscaldare con la foto di un caminetto”.

Tenere le chiese aperte anche solo per la preghiera personale è una delle esperienze positive di questo tempo. L’autorizzazione chiara da parte del governo è giunta con notevole ritardo solo il 15 aprile scorso; da quel giorno i pochi fedeli che desideravano andare in chiesa hanno finalmente potuto dirlo senza tema di sentirsi rispondere dal controllore di turno “Non è un bisogno primario” e doversi inventare che si andava a fare la spesa e, sul percorso, si entrava in chiesa per una breve preghiera. La cura dello spirito, la necessità per un cattolico di inginocchiarsi dinanzi al SS. Sacramento per la preghiera adorante, è un bisogno primario garantito dalla Costituzione: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata” (art. 19).

Sono da ascriversi tra le positive esperienze diverse iniziative che cercano di far vivere tutti in unità anche se le persone sono fisicamente lontane.

Ne cito solo alcune:

  • Il sostegno per quanti sono in difficoltà psicologica attraverso un servizio telefonico quotidiano attivato dal nostro Consultorio diocesano;
  • Le iniziative della Pastorale familiare che con momenti di preghiera sempre on-line, il confronto su temi di attualità, la lettura e la spiegazione della Parola di Dio, tengono accesa e alimentano la fiammella della fede nelle famiglie. Anche l’accompagnamento di quanti, feriti dalla vita, stentano a ricominciare col perdono riscoprendo la Grazia del Sacramento del Matrimonio, la vicinanza a coloro che sono separati, divorziati o risposati perché non si sentano abbandonati o emarginati;
  • Il Servizio di Pastorale giovanile che vivacemente collega i giovani delle nostre parrocchie;
  • L’impegno di tutti i nostri gruppi, movimenti, associazioni nel mantenere i collegamenti, il dialogo, la formazione e la preghiera a distanza. Tante le iniziative, non tutte conosciute, ma tutte portatrici di speranza.

Martedì 28 scorso dalla CEI ci hanno suggerito di informarci, entrando nel Portale CEI raggiungibile anche attraverso il nostro sito internet, sulle iniziative a cura del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile: “Progetto per l’estate in tempo di pandemia” e i Sussidi per la preghiera in famiglia “La Chiesa domestica in cammino con il Risorto”.

Un’altra significativa esperienza è stata, per molte Comunità, il generoso aiuto con un aumentato interesse alla povertà di molti fratelli che in questo momento sentono maggiormente il peso della precarietà. Gesti di condivisione, di coraggiosa testimonianza non solo degli operatori di diverse Caritas parrocchiali, ma anche di donatori anonimi, hanno contraddistinto i giorni della solitudine e della tristezza. Non dovunque, ma in diversi Comuni, gli operatori Caritas collaborano con le Amministrazioni e la Protezione civile nell’unico Centro di coordinamento COC (Centro Operativo Comunale).

È comunque da segnalare, a livello nazionale, l’allarmante aumento delle persone che si rivolgono ai Centri di ascolto e ai servizi delle Caritas in Italia. L’aumento è del + 114%, un dato molto preoccupante.

La CEI è intervenuta e sta intervenendo con considerevoli finanziamenti utilizzando i fondi dell’8X1000. Inoltre – lo potete vedere evidenziato nella cartina allegata – al momento, 123 diocesi hanno messo a disposizione un totale di 3650 posti per medici e infermieri (68 strutture), persone in quarantena (45 strutture), persone senza fissa dimora (64 strutture).

Quali sono le prospettive per la riapertura delle attività liturgiche e pastorali?

Non sappiamo ancora nulla circa le decisioni che prenderà la Presidenza del Consiglio dei Ministri né le indicazioni che ci verranno dalla Segreteria Generale della CEI. Sappiamo solo che sarà necessario realizzare concretamente quanto Papa Francesco ci ha detto all’omelia della Messa del 28 aprile scorso: “In questo tempo, nel quale si incomincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena, preghiamo il Signore perché dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e della obbedienza alle disposizioni, perché la pandemia non torni”.

Qualcuno parla di celebrazioni all’aperto. Mi domando: quante parrocchie hanno un luogo attiguo alla chiesa che sia adatto?

Se in seguito ci permetteranno di riaprire le nostre chiese per le celebrazioni liturgiche, dovremo essere molto attenti ad osservare pienamente e scrupolosamente tutte le disposizioni che ci saranno impartite. Il Papa parla di “prudenza e obbedienza”: ascoltiamolo e mettiamo in pratica quanto ci dice. Se le prescrizioni – come si prevede – saranno severe, forse dobbiamo mettere in conto che non tutte le chiese parrocchiali potrebbero essere in grado di adeguarsi.

Ci sono indicazioni particolari che riguardano il cammino dei fanciulli e delle famiglie verso il Sacramento della Eucaristia?

Circa le date per le celebrazioni, ho più volte ricordato ai parroci che si rimanda tutto senza fissare date alternative. Quando la situazione ce lo consentirà potremo pensare a tentare di programmare. Nel frattempo, anche se con qualche difficoltà, con il generoso aiuto dei catechisti e delle catechiste, si cerca di mantenere il contatto con i ragazzi che frequentavano il catechismo in preparazione ai Sacramenti dell’Eucaristia e della Cresima. In qualche parrocchia ci si riesce di più, in altre di meno, ma l’impegno è di tutti. È questa l’occasione per coinvolgere sempre più i genitori.

Cosa può dire alle famiglie che in questo tempo hanno vissuto l’esperienza della Chiesa domestica?

Che era finalmente ora di riscoprire e vivere intensamente la vocazione di quella che giustamente viene chiamata “Chiesa domestica”: Chiesa che prega, Chiesa che legge e medita la Parola di Dio, Chiesa che dialoga, Chiesa che aiuta chi è più fragile, Chiesa che prende coscienza sempre più chiaramente del grande e – per certi versi – ineludibile ed esclusivo compito dell’educazione dei figli che spetta ai genitori, primi catechisti e annunciatori-testimoni della Fede. Questa dolorosa esperienza ci ha portato a meglio comprendere che su questo non si delega nessuno.

Al momento, 123 diocesi hanno messo a disposizione un totale di 3650 posti per medici e infermieri (68 strutture), persone in quarantena (45 strutture), persone senza fissa dimora
(64 strutture).
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