La custodia del seme

redazione

Il segno di speranza per l’AC in questo tempo straordinario

di Angela Nunziante

“Venuta la sera”: con queste parole Papa Francesco ha dato inizio allo straordinario momento di preghiera lo scorso 27 marzo per invocare la fine della pandemia. Sono state sufficienti queste poche parole per sentirci immedesimati in quei discepoli spaventati, soli, su una barca agitata da una tempesta inattesa, disorientati ma consapevoli di dover remare insieme, perché “su questa barca … ci siamo tutti”. In questa tempesta l’AC non ha smesso di essere àncora per i suoi soci. Se è vero che compito del credente è leggere i segni dei tempi per coglierne i cambiamenti e risignificarli con lo sguardo di Colui che li governa, l’AC ha sentito fortemente di dover attualizzare tale compito in questo “oggi” bruscamente sradicato dal suo corso. In maniera del tutto spontanea e naturale, la Rete è presto diventata il nuovo luogo di aggregazione per i numerosi giovani, ragazzi di ACR e adulti delle nostre parrocchie. Ciascuno è stato raggiunto nell’intimità della propria stanza per dire a tutti la certezza di una Presenza immutata in un tempo che cambia. Interiorità e riscoperta dell’essenziale si sono rivelate le parole chiave di questa Quaresima tanto eccezionale, in cui anche i riti celebrati si sono finalmente liberati dei tanti orpelli che avevano finito con l’offuscare quella Presenza invocata e pregata. L’immagine di questa AC che consegniamo alla Storia è l’immagine di una custodia di quel seme gettato ad inizio anno associativo e che non potevamo lasciare privo di cura. Tenacia, fantasia, desiderio di stare insieme, voglia di restare uniti e vitalità sono, senza dubbio, le caratteristiche della nostra associazione in questo “tempo del Coronavirus”. Ciascuna associazione parrocchiale si è ingegnata per giungere ai propri soci e continuare quel percorso associativo, il cui primo grande merito è tenere viva la relazione. Diverse sono le proposte avviate: ogni Giovedì sera Presidenti parrocchiali, Consiglio diocesano e Presidenza diocesana si ritrovano on line per pregare insieme la Compieta; i gruppi utilizzano le piattaforme in rete per sviluppare gli incontri settimanali; i Settori diocesani propongono periodicamente, attraverso i canali social, attività volte a stimolare e a far riflettere “a distanza”, stimolati da un riscontro che, seppure virtuale, certamente contribuisce a tenere calde le relazioni; l’equipe ACR ha proposto la Via Crucis video-animata raccontata da un pettirosso per far vivere ai piccoli soci le tappe salienti del cammino di Gesù verso la Croce; gli Assistenti diocesani non fanno mancare la loro presenza on line sia durante i momenti di preghiera, sia con video-commenti al Vangelo della Domenica. Centrale in questo periodo è la Pasqua, le cui tradizioni e momenti liturgici possono essere percepiti con una distanza ancor più grande. Può risultare difficile infatti pensare alla vita, alla speranza, alla risurrezione nelle nostre città silenziose. Pasqua è però il più autentico e sicuro messaggio di vita e di speranza, perché annuncia la vittoria su quella morte, che sembra attraversare la nostra quotidianità. La speranza ha dunque arricchito le riflessioni dell’AC in questo momento. In tale prospettiva il Consiglio diocesano ha fatto proprie le parole di San Giovanni Paolo II: “l’uomo non può perdere mai la speranza nella vittoria del Bene, questo giorno diventi per noi l’esordio della nuova speranza”. Che sia un glicine fiorito, il cinguettio di un uccello, il sole che riscalda, tutto è segno di speranza e di vita. Fino a qualche mese fa, se solo avessimo immaginato di dover vivere così l’associazione, l’avremmo ritenuta cosa impossibile. È vero: l’AC si nutre di legami e questi necessitano di contatto. Eppure il momento che viviamo sta insegnando che la cura delle relazioni può servirsi anche di modalità nuove, che mai avremmo osato sperimentare, perché ritenute fredde e sterili. La vera catechesi in questo tempo è tenere viva la relazione: questo è il segno di speranza. È attraverso la relazione che il Signore entra nelle storie di ciascuno e le trasforma in storie di salvezza. Questo tempo, seppur tanto doloroso, è grembo di nuova vita. È tempo in cui “la creazione geme e soffre fino ad oggi per le doglie del parto” (Rm 8,22). Ad un occhio attento, che sa scrutare “oltre”, questo tempo ci consegna una chiave di lettura per il futuro: semplicità ed essenzialità. Semplicità di vita, semplicità di relazione che, insieme alla dignità di ogni essere umano, ci consegneranno un nuovo modo di abitare il mondo. 

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