Le declinazioni del verbo Abitare

redazione

#Adorostareacasa

di Simone Martone

Profetiche risuonano le parole degli Orientamenti per il Triennio 2017-2020 dell’Azione Cattolica Italiana “«Vi precede in Galilea». Custodire-generare-abitare”. Il verbo abitare, in particolare, segna il cammino dell’anno associativo in corso ed invita a fare proprio l’atteggiamento della comunità cristiana, così come viene descritto nella lettera a Diogneto: incarnare quella condizione apparentemente contraddittoria di piena cittadinanza e di totale estraneità alle logiche del mondo, una condizione che diventa in sé presenza missionaria solo se è capace di contagiare con il piacere e la bellezza di credere insieme. La declinazione dell’abitare richiede “l’avvio di un processo di riforma dei linguaggi dell’annuncio e così pure di quelle strutture che del dinamismo dell’evangelizzazione sono responsabili: per essere una compagnia coinvolgente e mai esclusiva, attenta al contesto senza riduzionismi e semplificazioni, misericordiosa ma non inerte alla banalità del male, in grado di rendere credibile con la vita l’amore incredibile del Vangelo”. Abitare richiede il superamento del dualismo tra centri (i luoghi deputati alla pastorale) e periferie per un’Azione Cattolica che sappia costruire cultura nelle carceri, negli ospedali, nelle strade, nelle fabbriche, nei quartieri, in una permanente missione “corpo a corpo”. La sfida missionaria lanciata tre anni fa dalla Presidenza nazionale sembra essere quanto mai attuale, a causa della situazione epidemiologica in corso. In tale prospettiva l’equipe giovani diocesana ha letto lo “stare a casa” come apertura a nuove possibilità di evangelizzazione e non come una gabbia. #Adorostareacasa è dunque l’opportunità per aiutare i giovani soci a vivere questo periodo di quarantena in modo diverso: riscoprire il bello di stare a casa e iniziare a guardare le cose in modo diverso, abbattere la concezione di casa composta da quattro mura, aprirsi ad orizzonti più ampi. I giovani, costretti a stare a casa per l’emergenza sanitaria, sono concretamente invitati a sperimentare il verbo abitare, centrale per quest’anno associativo, e a viverne tutte le possibili declinazioni. Abitare è sostare in un luogo, in uno spazio che è fisico ma che non si esaurisce solo in quello; può altresì costituire la dimensione dove poter sperimentare una sensazione di pace. Spesso infatti ci si sente ingabbiati, si cerca di trovare un senso alle giornate che passano. Non ci si rende conto che quel senso non va riscoperto nell’eccezionale, ma nell’ordinarietà quotidiana, nell’attenzione alle piccole cose, ai piccoli gesti di tenerezza verso se stessi e verso gli altri. Sono proprio questi a fare la differenza e su questi il Signore posa il suo sguardo. Abitare la vita in pienezza significa pertanto partire dall’ordinario per riscoprirne la bellezza. La riflessione portata avanti dall’equipe giovani tocca un tema fondamentale al giorno d’oggi: il tempo. Quante volte si sente dire “non ho tempo”, “vado di fretta”, “sono in ritaro”. Ogni giorno si rincorre il tempo fra mille impegni che, a fine giornata, sfiniscono e lasciano una sensazione di incompiutezza. Questo momento storico offre la possibilità, al netto di una situazione difficile, di fermarsi, riflettere, porsi delle domande. Abitare se stessi, ma abitare anche la famiglia, riflettere sui legami, trasformare questo periodo in un’occasione per stare accanto ai propri cari, per dedicarsi del tempo, per rafforzare le unioni, “conoscersi” meglio e conoscere meglio gli spazi in cui viviamo. #Adorostareacasa è un appuntamento fisso del mercoledì che, attraverso post, riflessioni e piccole attività consente ai giovani di mettersi in gioco e condividere la proprie idea e la propria esperienza di abitare. Il titolo del primo post “Abitare è avere una casa. Se io abito, vivo un ambiente, me ne prendo cura, è parte della mia vita” ha introdotto i ragazzi al tema dell’anno, accompagnandoli nella scoperta di ogni possibile declinazione. La permanenza domestica talvolta distoglie l’attenzione proprio da quei particolari, che invece possono dare alla vita un senso diverso. I ragazzi dunque sono stati invitati a scoprire e a ri-scoprire posti della propria abitazione e a condividere le sensazioni provate sulla pagina instagram azionecattolica_diocesidicapua. La riscoperta dell’essenziale, della voglia di stare con la propria famiglia, della capacità di stare con se stessi e di dedicarsi del tempo sono state solo alcune delle condivisioni postate. La rete ha il vantaggio di non avere limiti fisici, per cui ciascuna riflessione circola di casa in casa, di gruppo in gruppo, giungendo nella casa di ciascuno. L’AC diventa in questo modo, e più che mai in questo periodo, un filo rosso che tiene uniti, colma le distanze, cura e intensifica le relazioni. La cura dell’ordinario, del dettaglio, del particolare dà sapore al verbo abitare e offre la possibilità di vivere in una prospettiva nuova, proprio quella donata da Gesù attraverso la sua resurrezione.

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