Uno “Zoom” sui Giovani

redazione

L’AC di San Prisco Costantinopoli non si ferma

di Giovanni Reccia

Il gruppo Giovani dell’AC della Parrocchia Santa Maria di Costantinopoli in San Prisco sta affrontando l’attuale emergenza sanitaria senza interrompere il percorso associativo intrapreso. L’applicazione Zoom consente infatti videochiamate attraverso le quali il gruppo può riunirsi virtualmente e gustare così, anche da casa, la gioia della condivisione. Le impressioni raccolte sono state del tutto positive. Federica dice: “Il clima è stato quello di sempre: non sembrava ci fossero tanti computer, o km di distanza per i più lontani, a dividerci, perché eravamo tutti con il cuore nello stesso posto”. Sulla stessa linea Ilaria: “È stato bello trovare, attraverso l’incontro web, un po’ di normalità e riprendere parte della solita routine in tutta questa anormalità”. Anche Flavia afferma: “Un aspetto su cui ho riflettuto è che durante la riunione web ti concentri quasi esclusivamente sulla voce di chi condivide. Ciò mi ha fatto sentire a pieno le emozioni degli altri, anche non avendoli fisicamente vicini”. Giuseppe B. dice: “Questa riunione web è stata una forte dimostrazione di come anche un grande ostacolo può essere superato attraverso l’unione e la volontà di condividere”. Si uniforma a questo pensiero Rosa: “Il vero incontro questa volta è stato il ritrovarsi nell’intimità delle proprie postazioni casalinghe, ognuno col sincero desiderio di condividere”. Anche Sofia dice: “Personalmente ho avuto una valvola di sfogo durante un periodo stressante e mi ha fatto piacere poter condividere quello che provavo anche con le persone più lontane. Un’esperienza unica, ma comunque familiare”. Giuseppe M. ha sottolineato che “aver avuto la possibilità di fare la nostra ‘cara’ riunione, nonostante questa situazione, è stata la dimostrazione che volere è potere e noi realmente non riusciamo a fare a meno di questo incontro”. Per Gaia “partecipare alla riunione via internet mi ha fatto tanto riflettere. Nonostante il mondo sia in un gran subbuglio, c’è sempre una forza. È una forza tanto grande, che ci permette di sentirci vicini anche stando lontani, ora più che mai; di tenderci la mano per sostenerci”. Giusy afferma invece: “Non vedevo i miei compagni da 15 giorni circa, eppure mi è sembrato di non sentire alcuna distanza tra di noi; nonostante fossimo ognuno sul proprio divano, sentivo di essere insieme in quella stanza che ogni lunedì è casa nostra”. Anche Martina dice: “È sicuramente diverso rispetto al solito, ma c’è chi nonostante la distanza di uno schermo si è riuscito a commuovere e sicuramente ci siamo sentiti tutti più vicini”. Carmela sottolinea che “grazie all’impegno e alla volontà di tutti siamo riusciti a fare l’incontro ed è stato meglio di quanto mi aspettassi, in quanto ogni singola emozione è riuscita comunque a trasparire, nonostante internet”. Profonde anche le riflessioni di Emanuela: “In un primo momento, prima di iniziare la nostra riunione, mi sono sentita spiazzata, provavo una strana sensazione, sembrava di parlare con uno schermo e basta. Ma da subito ho sentito il calore e la vicinanza, anche se non materiale, di tutti e, non appena è iniziata la nostra riunione, sono arrivate tutte le emozioni ed è stata una bellissima sensazione”. Quello stesso calore è stato avvertito anche da Mena: “è bastato chiudere gli occhi ed aprire il cuore per sentire ognuno di loro accanto a me”. Per Cristina: “bastava guardare lo schermo che avevo davanti per immaginarmi di nuovo in quella stanza tutti insieme, tutti raccolti e in silenzio ad ascoltarci l’un l’altro. E lì ho capito che, anche se siamo separati da uno schermo o da questo virus, abbiamo la voglia e la forza di non smettere di essere in AC”. Antonio evidenzia che “nonostante le apparenze di un incontro che poteva sembrare più freddo e distante, lo sguardo di ogni componente del gruppo e la voglia di interagire con loro sono stati come un abbraccio che ha scaldato la serata”. Anche Raffaela ha commentato che “è stato molto strano dover parlare attraverso uno schermo a delle persone con cui solitamente condividi i tuoi pensieri e le tue emozioni di persona, non nego infatti che ho avuto un po’ di ansia. Nonostante ciò è stata una bella esperienza, oltretutto la videochiamata risulta l’unico mezzo attraverso il quale possiamo comunicare in questo periodo di emergenza”. Per ultimi, i veterani dell’AC parrocchiale, Michela e Giuseppe, che attualmente si trovano in Lombardia per ragioni lavorative e che, dopo tanto, hanno potuto “gustare” la bellezza di una riunione. Michela infatti dice: “Per motivi di lavoro era da tempo che non partecipavo ad una riunione e mi tocca dire grazie alla quarantena per esserci riuscita lunedì sera. Nonostante i km di distanza le emozioni di ciascuno di loro hanno attraversato internet e mi sono arrivate dritte al cuore, come se fossimo nella nostra stanza della riunione giovani”. Giuseppe invece sottolinea: “‘La lontananza, sai, è come il vento. Ti fa dimenticare chi non s’ama’ … Così canta Modugno in una sua canzone. Queste parole le canto spesso, perché credo rispecchino la realtà. Paradossalmente, però, questa quarantena forzata mi ha dimostrato che un gruppo di più di 20 giovani, nonostante le distanze fisiche, continua a volersi bene e a dimostrate passione per ciò che fa. Certo che fare una riunione virtuale non è stato per niente semplice, ma è stato efficace: ti lascia vedere gli altri in silenzio, quel silenzio di chi ascolta, di chi riflette, di chi ama”. L’incontro è stato incentrato sul Vangelo della terza domenica di Quaresima: l’acqua per la samaritana è una certezza, è la sua identità, che vuole difendere ad ogni costo. Le certezze, però, talvolta crollano e il terreno abituale sul quale si cammina cede. Gesù ha invece questo compito per aiutare ciascuno a crescere. Oggi si sta camminando su un terreno nuovo, dove le certezze e le identità sono messe alla prova. In che modo difendersi? Per cosa vale la pena lottare? Queste le riflessioni dei giovani: “Lotto per avere la capacità di stare con me stesso. Lotto per dedicare tempo a me stesso e recuperare la mia famiglia e le mie amicizie. Lotto per capire me stesso e cancellare i miei dubbi. Lotto perché voglio tornare a casa, per stare con la mia famiglia. Lotto per recuperare me stesso e stare con i piedi per terra. Lotto per non sentirmi solo e per non far sentire solo chi mi è vicino. Lotto per condividere la mia solitudine con gli altri. Lotto per i rapporti fermi della mia vita, che esistono anche senza fisicità. Lotto per recuperare la fisicità delle mie relazioni. Lotto perché ciò che ora vivo, non diventi routine. Lotto per non essere sopraffatto dalla realtà. Lotto per la stabilità di chi mi è vicino. Lotto per la mia quotidianità. Lotto per la mia stabilità. Lotto per non perdere la vita di prima. Lotto per la vita della mia famiglia. Lotto per tradurre in pratica i miei pensieri. Lotto per curare la relazione con la mia famiglia. Lotto per non essere da solo con me stesso, per ritrovarmi da solo nei miei pensieri. Lotto per far vivere la mia dimensione di preghiera. Lotto per dare qualità al mio tempo”. Una iniezione di ottimismo e speranza è stato il motivo conduttore dell’intera riunione: per quanto strana possa sembrare la nuova modalità di incontro, certamente lo spirito dei partecipanti ha insegnato che non è sufficiente la distanza fisica per interrompere il flusso della passione associativa, che è il vero motore dell’AC.

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