Le famiglie forzate a casa

redazione

Nuovi modi in una situazione nuova

di Piero Del Bene

“Questo periodo di convivenza forzata sotto lo stesso tetto, potrà portare a due cose: o ad una grande quantità di nuove nascite oppure ad una grande quantità di divorzi!” E giù una risata. La battuta, carpita da lontano per mantenere le giuste distanze, è stata pronunciata da un marito e nonno mentre faceva compere in un negozio di ferramenta. Si parlava del periodo di forzosa convivenza prolungata sotto lo stesso tetto per mariti, mogli e figli. Il Covid-19 ci sta facendo sperimentare questa nuova condizione che è sicuramente favorevole per chi si ama e vive d’amore e d’accordo, ma che è sicuramente deleteria per quelle coppie in difficoltà relazionale. C’è stato anche chi ha provato ad ipotizzare una diminuzione di “scappatelle” matrimoniali e quindi una riduzione di figli indesiderati e persino una conseguente diminuzione di aborti praticati. Sarà interessante studiare queste dinamiche, quando il ciclone coronavirus sarà passato. Certo è che la convivenza prolungata forzosa impostaci dal governo per limitare i rischi di contagio ci sta imponendo, come famiglia, ritmi e condizioni nuove. E non sempre si tratta di sviluppi positivi. Si pensi a quei rapporti familiari rarefatti dagli impegni di lavoro per i quali si, si è sposati, ma ci si incontra per una o due ore per via dei turni di lavoro ai Centri Commerciali, per esempio. In questi casi si può correre anche il rischio di credere di amarsi perché la distanza non crea problemi. Salvo poi accorgersi, stando vicini ventiquattro ore al giorno, che forse le cose stanno diversamente. La Cina, che in questa crisi da coronavirus ci precede di qualche settimana ci può insegnare qualcosa. Il quotidiano Global Times riporta una notizia per aiutarci a riflettere: dopo la quarantena c’è un boom di richieste di divorzi al punto da registrare sportelli intasati di pratiche e di persone in attesa di separazione. La convivenza forzata e i nuovi ritmi di lavoro hanno messo a dura prova la relazione coniugale. Perché? Replicheremo anche in Italia il modello cinese? È un fatto che la vicinanza fisica senza l’esigenza di dover correre per la frenetica vita sociale che solitamente conduciamo ci costringe ad incrociare i nostri sguardi, ci costringe ad una vicinanza insolita. Uno degli audio che maggiormente girava in questi giorni di esorcismi ironici via social rimandava ad un uomo che, dopo essere stato “costretto” a vivere nella stessa casa con i suoi, chiosava: “Mi sembrano brave persone”. E che dire di quelle coppie che, dopo anni di matrimonio, hanno raggiunto una pacifica indifferenza reciproca, fatta di riti e ritrovi esclusive, nel senso che escludono il coniuge? Questi sono messi a dura prova. Ogni famiglia deve ridefinire, distanze, spazi, relazioni, rapporti. E non è detto che ciò sia facile. Ma queste situazioni possono anche diventare opportunità. Papa Francesco, in uno dei messaggi lanciati durante l’omelia della santa Messa mattutina da Casa Santa Marta ha detto: “Penso alle famiglie, chiuse, i bambini non vanno a scuola, forse i genitori non possono uscire; alcuni saranno in quarantena. Che il Signore li aiuti a scoprire nuovi modi, nuove espressioni di amore, di convivenza in questa situazione nuova. È un’occasione bella per ritrovare i veri affetti con una creatività nella famiglia. Preghiamo per la famiglia, perché i rapporti nella famiglia in questo momento fioriscano sempre per il bene”.

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