L’Aldilà virtuale

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La Corea estende l’industria digitale a quella medica, sviluppando una terapia fondata sulla tecnologia virtuale

di Raffaele Romano

Nessuno ha la certezza che l’Aldilà esista, che il destino di tutti noi sia quello di ricongiungerci con i nostri cari. La tecnologia sembra voler sostituire o, quantomeno, affiancare l’idea di un regno etereo e impensabile con qualcosa di completamente diverso: un universo che, per quanto separato dal nostro, è accessibile a tutti con l’utilizzo di un visore per la realtà virtuale. Questo semplice oggetto di svago, infatti, sembra aver aperto le porte a numerose terapie post-traumatiche finora ignorate. È il caso di Jang Ji-sung, una madre sudcoreana che nel 2016 ha perso la sua figlioletta di 7 anni Nayeon a causa di una malattia incurabile. Tre anni dopo le è stata data l’occasione, dopo 8 mesi di preparazione, di rivedere la sua bambina, con tutte le limitazioni che la nostra tecnologia implica. Un gruppo di tecnici e di attori ha raccolto in questo lasso di tempo una serie di audio e prove fotografiche per ricreare digitalmente un’immagine verosimile di Nayeon. Per quanto l’attuale tecnologia abbia comunque delle limitazioni, la donna dichiara di aver vissuto “un vero paradiso”, attestando l’efficacia di questo esperimento.

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