La Teologia dello “Sguardo”

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IL VANGELO DIPINTO La Trasfigurazione Mt. 17,1-9

DI DON FRANCESCO DUONNOLO

Iconograficamente quest’evento va classificato nel ciclo della glorificazione di Cristo, come anticipazione dell’Ascensione con la quale è stata spesso confusa. Sul monte Tabor la divinità di Cristo si rivela a Pietro, Giacomo e Giovanni. E’ un racconto presente quasi identico nei sinottici (Mt 17,1 – 13; Mc 9,2 – 13; Lc 9, 28 – 36).

L’episodio è ricalcato sull’ascesa di Mosè al Sinai, già per Agostino e Tommaso D’Aquino la Trasfigurazione come il battesimo è una Teofania, una manifestazione trinitaria; la voce del Padre, la nuvola luminosa (Spirito Santo) e lo stesso Gesù. Nella Chiesa greca tale festa si afferma già a partire dal VI secolo, (chiesa del Pantokratoros sul monte Athos è dedicata alla Trasfigurazione). In Occidente la festa è attestata per la prima volta in Spagna nel IX secolo sostenuta dall’ordine cluniacense, si deve attendere la metà del XV secolo perché sia ufficializzata dal papato.

Cristo raffigurato con corpus gloriosum, spiritualizzato, quasi smaterializzato. Generalmente nel medioevo per rendere iconograficamente questa idea o lo si rappresenta con l’aureola (miniatura del manoscritto bizantino delle Omelie di Gregorio di Nazianzo, Biblioteca Nazionale di Parigi) o in vesti dorate.

Secondo Giovanni Crisostomo la trasfigurazione è anticipazione della Parusia perché Cristo sul monte compare al sol levante.

Nel Rinascimento comincia una confusione rappresentativa tra Trasfigurazione, Risurrezione e Ascensione, come nella Cappella degli Scrovegni a Padova (Giotto), o nella Pinacoteca Vaticana (Raffaello) o nel museo di Nancy (Rubens) con aggiunta di apostoli.

Di rado comunque è rappresentata nell’arte occidentale il secondo momento dell’evento cioè quello della discesa dal monte, uno dei rari esempi lo troviamo nella sala capitolare della Cattedrale Barcellona.

Nel ciclo pittorico santangiolese tale rappresentazione la troviamo nella navata centrale della Basilica, parete sinistra registro 2°, scena 1.

Come di tradizione iconografica è rappresentato la prima parte dell’evento, solo quello sul monte e non la discesa a valle. Gesù in mandorla con aureola (corpo glorioso) tra Mosè alla sua destra ed Elia alla sinistra. La gestualità della mano mosaica indica conversazione, infatti leggiamo “conversavano con Lui” Mt 17,3  Pietro, Giacomo e Giovanni accovacciati “all’udire ciò i discepoli caddero a terra” Mt 17,6. Pietro come da vangelo alza gli occhi ed è in primo piano rispetto agli altri.

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