Il Monte: anticipo della Gloria

admin
Per un cammino quaresimale in famiglia

Dal volto sfigurato al volto trasfigurato

Dopo essere stati spinti dallo Spirito Santo nel deserto nella prima domenica di Quaresima, lo stesso Spirito ci conduce con Gesù sul monte Tabor. Dopo aver contemplato il volto del Figlio di Dio segnato dal sole e dal vento delle aride montagne di Giuda oggi possiamo restare abbagliati dalla sua luce radiosa generata dall’incontro con il Padre sui mondi di Galilea. È chiaro che le prime due domeniche del nostro itinerario quaresimale vanno lette insieme e non è un caso che nei tre anni del ciclo liturgico la Chiesa ci ripresenta versioni diverse degli stessi due episodi. Non possiamo accostarci alla Pasqua se non siamo passati attraverso la Parola che libera dalla

tentazione e apre alla gloria. Non possiamo fare esperienza del volto trasfigurato di Gesù se non lo abbiamo conosciuto sfigurato sui monti di Giuda e su quello degli Ulivi.

Una famiglia in cammino

Gesù non sale solo sul monte: egli sceglie tre discepoli perché facciano famiglia con lui. Dagli appellativi che il Vangelo riserva loro non sembrano i migliori: Pietro è una “testa dura” che vorrebbe condizionare lo stesso Gesù e condurlo su vie che non portano alla croce; Giacomo e Giovanni sono “figli del tuono” che invocano fulmini e saette sulla città che non ha accolto il Signore. Ma chi più di loro aveva bisogno di vedere il volto trasfigurato di Gesù? Salendo sul monte si consegnano nelle mani del Maestro e fanno una esperienza di paradiso. E, infatti, a loro si uniscono i cittadini del cielo. Mosè ed Elia, in rappresentanza della antica alleanza, dei pastori e dei profeti di Israele, prendono posto accanto a Gesù e chiudono il cerchio della trasfigurazione.

Una famiglia terrena che si innesta in quella celeste, la chiesa pellegrinante che vive la piena comunione con quella gloriosa.

La “famiglia” di Dio

Ma l’esperienza non si esaurisce in questo pur stupendo scorcio di Paradiso: una nube luminosa li copre con la sua ombra. Sembra rinnovarsi l’esperienza dell’Esodo quando una colonna di luce precedeva Israele per tracciarne il cammino di salvezza e una di tenebra lo seguiva per impedire ai suoi nemici (gli egiziani) di raggiungerlo.

È certamente il segno dello Spirito Santo che tutto avvolge donando vita, che rivela nel duplice significato di mostrare e ricoprire, il volto di Dio. E al culmine della teofania si ode la voce del Padre che indica nel Figlio il solo Amato. Una nuova famiglia si affaccia dal cielo: è la Santissima Trinità che sembra venire ad abitare la Chiesa come nell’antico esodo abitava l’antico Israele.

2
Next Post

La parola di Papa Francesco

Gesù trasfigurato sul monte Tabor ha voluto mostrare ai suoi discepoli la sua gloria non per evitare a loro di passare attraverso la croce, ma per indicare dove porta la croce. Chi muore con Cristo, con Cristo risorgerà. E la croce è la porta della resurrezione. Chi lotta insieme a lui, con lui trionferà. Questo è il messaggio di speranza che la croce di Gesù contiene, esortando alla fortezza nella nostra esistenza. La croce cristiana non è una suppellettile della casa o un ornamento da indossare, ma la croce cristiana è un richiamo all’amore con cui Gesù si è sacrificato […]