Coniughiamo il verbo Annunciare

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Di Suor Miriam Bo

È ormai consuetudine che il 17 settembre con la solenne celebrazione di S. Roberto Bellarmino, l’Arcivescovo con una vasta rappresentanza di fedeli, provenienti dall’intera diocesi, dia inizio al nuovo Anno Pastorale e in tale occasione, su suggerimento del Centro Pastorale, tracci le linee programmatiche per l’intero anno. Vogliamo chiedere a Mons. Elpidio Lillo, vicario generale, alcune indicazioni per meglio predisporci a vivere questo nuovo anno pastorale. 

Con questo anno pastorale si conclude il decennio 2010-2020 con cui la CEI ha consegnato alla chiesa italiana il tema: Educare alla vita buona del vangelo. Nel 2015 la CEI tenta una verifica del cammino fatto dalle Chiese italiane con il Convegno dal titolo “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”, all’inizio del quale Papa Francesco descrive qual è la chiesa che lui sogna. Si tracciano così le linee di questo nuovo umanesimo e si configurano cinque vie descritte dai verbi: Uscire, Abitare, Educare, Trasfigurare e Annunciare. La nostra comunità diocesana si prepara a questo evento con un convegno diocesano sullo stesso tema nell’ottobre 2014 con la partecipazione dell’allora segretario della Cei S. Ecc. Mons. Nunzio Galantino. Il tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”, diventa il motivo di fondo per la vita di tutti i fedeli della nostra Chiesa locale per l’intero quinquennio che si concluderà con il verbo Annunciare.

Si concluderà, dunque il percorso con l’Annunciare che diventa il motivo di fondo per il nuovo quinquennio (2020-2025) così come viene ipotizzato nel documento finale della 73ª Assemblea Generale della Cei (28 maggio 2019) in cui “è stata presentata un’articolata proposta, relativa a una prima ipotesi di Orientamenti pastorali della Chiesa italiana per il quinquennio 2020-2025. Nel dibattito è emersa la condivisione per il tema dell’annuncio del Vangelo e la volontà di interrogarsi sulle azioni per portarlo avanti con uno stile di sinodalità, inteso quale metodo di riforma della Chiesa e di modalità di presenza al mondo. Nel contempo, i Vescovi hanno sottolineato la necessità di essenzializzare la proposta, puntualizzando alcune priorità[…]: recuperare una sintesi di fede e opere, fino a cogliere come la comunione e la missione altro non siano che nomi dell’incontro con il Signore Gesù; assumere il linguaggio della prossimità, dell’accompagnamento e della testimonianza.”

Il motivo che ha portato il Centro Pastorale a coniugare per ultimo questo verbo, è dunque di spiccato senso pastorale. Non c’è vero Annuncio se non si ha piena coscienza del soggetto dell’Annuncio: la Chiesa. Si è sentito il bisogno di ridare alla Chiesa, Popolo santo di Dio, in questo tempo di profonda provocazione, la sua forte peculiarità facendola passare da una prospettiva marcatamente istituzionale a quella profetica. Il soggetto dell’annuncio è il Popolo di Dio che convocato (vocazione: Battesimo), trasfigurato (Comunione: Eucarestia) è inviato (Missione: annuncio).

Quanto tutto questo ci apre all’accoglienza del mese straordinario missionario, ottobre 2019?  

In occasione del 100° anniversario della lettera apostolica Maximum illud di Benedetto XV, Papa Francesco ha voluto proporre alla chiesa un mese straordinario missionario da celebrarsi nel mese di ottobre 2019 con il tema: “Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”. Risvegliare la consapevolezza della “missio ad gentes” è riprendere con nuovo slancio la responsabilità dell’annuncio del Vangelo. Questo evento rafforza ancora di più il cammino intrapreso nella nostra chiesa locale. Dall’Annuncio alla Missione e dalla Missione all’Annuncio. Un tempo propizio per mettersi seriamente in cammino raccogliendo le numerose sfide dell’oggi. Un popolo che sente forte la sua chiamata, trasfigurato nella comunione diventa testimonianza per gli altri. Testimonianza che si fa prossimità e accompagnamento per laltro che è smarrito, sfiduciato e avvilito; l’altro che è escluso, scarto e non senso; l’altro che è straniero, rifugiato; l’altro che è povero, ferito, depresso; l’altro che è tuo fratello arrabbiato, esasperato, che è tuo padre e tua madre inchiodati nel letto di un Hospice; l’altro che è il volto di ogni uomo ferito e umiliato nella sua dignità. È di fronte a questo mondo divenuto campo di battaglia che si apre la Missione di una chiesa capace di proporre il volto di un Dio Padre piegato in un abbraccio tenero e medicamentoso, pronto a far risorgere questo suo figlio anche oggi.

La missio ad gentes non è prerogativa degli addetti ai lavori o nostalgia di proselitismo. Essa ci pone di fronte a due termini: Missione ed Annuncio, che diventano una realtà sola. «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura» (Mc 16,15). È in questa prospettiva che si deve porre l’intera comunità cristiana come papa Francesco esprime e afferma nell’intero 1° capitolo dell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium: «L’azione missionaria è il paradigma di ogni opera della Chiesa» (EG 15). Avere “veramente a cuore l’annuncio del Vangelo e la conversione delle loro comunità in realtà missionarie ed evangelizzatrici” affinché “si accresca l’amore per la missione, che «è una passione per Gesù ma, al tempo stesso, è una passione per il suo popolo»” come già affermava San Giovanni Paolo II. Lo stesso Concilio Vaticano II ci ricorda: Andare ad annunciare non è un’opzione per la Chiesa: è suo «compito imprescindibile» in quanto la Chiesa «è per sua natura missionaria»”.

La Chiesa di Capua non può esimersi da questo compito che, grazie al suo Padre e Pastore, nella persona del suo Vescovo, potrà cercare di adempiere.

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