I sacerdoti sono un dono del Signore, noi dobbiamo custodirli.

ISISS 3

“Oggi ricordiamo Don Peppino Diana un sacerdote definito anticamorra. Questa parola a me non piace perché sembra che gli altri sacerdoti non siano impegnati nella lotta contro le mafie o a contrastare i fenomeni illegali” Cosi l’avvocato Giuseppe Simeone, rivolgendosi ai tanti studenti in occasione della presentazione del libro dedicato al sacerdote di Casal di Principe. “Don Peppino era invece un pastore con l’odore delle pecore come ha chiesto Papa Francesco ai suoi sacerdoti quando ha celebrato nella mattinata del giovedì Santo la Messa nella basilica di San Pietro in Vaticano. Nell’omelia il Santo Padre ha esortato i sacerdoti ad essere pastori con l’odore delle pecore, pastori in mezzo al proprio gregge, e pescatori di uomini”. Ragazzi il pescatore prende la sua barca, esce da un porto sicuro e affronta il mare aperto e le difficoltà.

Io non ho mai conosciuto don Peppino Diana ma sono sicuro che egli avrebbe voluto essere ricordato come un testimone del vangelo e per questo io oggi voglio ricordare l’impegno dei sacerdoti della nostra Arcidiocesi e di tutti i sacerdoti in giro per il mondo e nelle periferie delle Città. Vi voglio ricordate l’impegno del nostro Arcivescovo Salvatore Visco, del nostro vicario generale Mons. Elpidio Lillo, di Padre Ciro Andreozzi vicario della nostra forania, di don Peppino Sagliano della diocesi di Aversa, di Mons. Domenico di Salvia, il mio parroco, scout come don Peppino e che fino alla fine della sua vita voleva, nonostante la malattia, essere tra i suoi fedeli. Vi ricordo l’impegno del Vescovo di Acerra Mons. Riboldi. Famosa, negli anni Ottanta, la storica marcia con cui portò migliaia di ragazzi a Ottaviano, piccolo centro del Napoletano, roccaforte di Raffaele Cutolo, fondatore negli anni settanta della Nuova camorra organizzata (Nco). Molti giornalisti lo accusarono di manie di protagonismo. Ma alle critiche lui ribatteva che di fronte all’ingiustizia non puoi restare fermi e muti, bisogna agire.

Questa è la testimonianza di ciò che Papa Francesco ha definito essere una “Chiesa in uscita”, capace di avvicinarsi a tutti, “specialmente ai più svantaggiati”. Però vedete se i sacerdoti si occupano della propria comunità anche noi dobbiamo occuparci dei  nostri sacerdoti che sono un dono del Signore.

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