Missione Mariana: saluto del parroco don Agostino Porreca a S.E. Mons. Tommaso Caputo Arcivescovo prelato di Pompei e delegato pontificio per il santuario

Mons. Caputo

“Eccellenza Reverendissima, a nome della Comunità che come povero guido e a nome delle Suore Domenicane di Pompei che svolgono il loro apostolato in questa parrocchia, le do il benvenuto. Ringrazio lei e mons. Francesco Paolo Soprano per aver accolto la nostra richiesta donandoci la possibilità di vivere la Missione Mariana con la Vergine di Pompei.

Per noi è importante poter sostare in questi giorni ai piedi di Maria.

Maria è grande perché ha creduto. È beata perché ha creduto. È Madre di Dio. È nostra Madre. Ma prima di tutto è stata discepola. Ha ascoltato la Parola. Ha accolto la Parola e si è lasciata coinvolgere nel progetto di salvezza del Padre. È discepola. È donna dell’ascolto. Dall’ascolto, con il suo sì, il suo eccomi, inizia il suo pellegrinare nella fede.

Dopo aver accolto il progetto di Dio in lei, subito dalla Galilea si mette in cammino, di fretta, verso la Giudea, per incontrare sua cugina Elisabetta. Maria non è semplicemente la prima discepola, ma è la prima discepola-missionaria: a Nazareth ha accolto Gesù – Vangelo del Padre – per poi mettersi in viaggio, senza indugio, per donare Cristo salvatore e il suo Spirito santificatore. Infatti Maria, donna in cammino verso la casa di Zaccaria, è la prima “evangelista” e missionaria.

Il Santo Padre, non poche volte, alla domanda “cos’è la Chiesa” o meglio “chi è la Chiesa” ha risposto dicendo che la Chiesa è la comunità dei discepoli-missionari. E chi è il discepolo-missionario? Ogni battezzato.

In EG 120 leggiamo:

“In virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario (cfr Mt 28,19). Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione … Ogni cristiano è missionario nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù; non diciamo più che siamo “discepoli” e “missionari”, ma che siamo sempre “discepoli-missionari”.

Prendiamo, dunque, Maria a casa nostra, prendiamola come Madre delle nostre famiglie, e lasciamoci sempre educare da lei, dalla sua esperienza e dalla sua testimonianza di fede, speranza e carità, finché Cristo non sia formato pienamente in noi. Rendiamoci obbedienti al suo invito: Qualsiasi cosa vi dica, fatela. E come è stato per lei, anche noi cresceremo nella fede e diventeremo autentici discepoli-missionari di Gesù, che testimoniano nelle relazioni quotidiane la bellezza della fede, la gioia del Vangelo”

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