Centro italiano femminile. Il Paradiso come dono, due giornate di spiritualità

giornata assisi

Nei giorni 18 e 19 novembre 2017 come Ciffine del Comune di Santa Maria Capua Vetere, abbiamo vissuto due giornate di spiritualità nella città del poverello d’Assisi e di Chiara, guidate dal nostro amato sacerdote, Monsignor Elpidio Lillo, Vicario del nostro Arcivescovo di Capua, Monsignor Salvatore Visco. Sono state proprio le dieci Sorelle Carmelitane a favorire un’atmosfera di letizia e di intensa spiritualità. Il filo conduttore che ha intessuto le nostre due giornate è stata la Giornata mondiale dei poveri voluta da Papa Francesco. E’ stato per noi un tempo favorevole, tempo di grazia e di provvidenza per l’ascolto della Parola di Dio. Aver potuto ascoltare il silenzio santo dei luoghi visitati, che rimandavano allo spirito di povertà di Francesco e dei suoi compagni, come a quello di Chiara e delle Sorelle, e di altri, invece, ricchi di stupendi affreschi di Giotto e della sua Scuola, favorendo nel tempo l’evangelizzazione di tanti che non sapevano leggere, e che ancora oggi continuano a parlare a tanti cuori. Come non riconoscere di essere entrati in un ascolto contemplativo per l’ebbrezza mistica suscitata dalla liturgia dei Vespri e dell’Adorazione vissuti con i frati a San Damiano, per la preghiera del Rosario davanti alla Porziuncola, il luogo del perdono, il santuario della riconciliazione dove la misericordia di Dio diviene sorgente di pace per quanti la cercano con tutto il cuore e, ancora, per la processione aux flambeaux sulla piazza antistante la Basilica con numerosissimi pellegrini, tutti con la speranza nel cuore che la Vergine Maria, Colei che ha generato Cristo nella carne, possa farlo crescere in noi, ottenendoci l’abbondanza dello Spirito Santo. Il tempo del ritorno è stato vissuto nella fraternità, nella preghiera, e nel canto. Il nostro don Elpidio, ci ha invitati a condividere, spontaneamente, come lode, quanto lo Spirito aveva operato nei cuori di ciascuno. E’ stata un’esperienza anche questa mistica, perché è stata come acqua che zampilla per la vita eterna. E’ diventato patrimonio comune quanto è passato nei cuori attraverso la condivisione: la Verità che fa luce nella vita quotidiana e può trasfigurare gli eventi; la Pace che viene dall’incontro con lo Sposo che abita i nostri giorni; l’Umiltà che libera il cuore dall’onnipotenza, dall’autosufficienza e rende docile alla Volontà benevola del Padre; la Semplicità che fa uscire dalle complicazioni e dalle ambiguità e rende innocente lo sguardo, la parola, i gesti; la Gioia che viene dal distacco dei beni, dal custodire la Grazia, dall’accontentarsi dell’essenziale e dall’accogliere tutti e tutto, anche la vita eterna, il Paradiso, come dono e non come merito; la Fraternità, la Carità, la Comunione, l’ Impegno concreto verso i fratelli e le sorelle come possibilità di vita vera, piena, cristiana, per “ reagire alla cultura dello scarto e dello spreco, facendo propria la cultura dell’incontro”, come ci ricorda spesso Papa Francesco. Abbiamo gustato un po’ quello che avverrà, nella pienezza, un giorno, quando Dio sarà tutto in tutti, quando vivremo nella comunione piena, al banchetto della Gerusalemme Celeste dove la fede e la speranza, dopo averci accompagnati tutta la vita, lasceranno che sia l’Amore stesso a servirci nelle persone della S.S. Trinità. Abbiamo respirato la sacralità della presenza di Dio, che ci ha accompagnati come Pellegrino. E’ stato con noi e tra noi, invitandoci a cambiare gli occhi e il cuore, perchè è possibile vivere da sorelle e fratelli, un po’come abbiamo sperimentato noi stando insieme da pellegrini per circa quaranta ore: vedere che è bello fidarsi, accogliersi, camminare insieme, aspettarsi, accompagnarsi, perdonarsi, pregare insieme, aiutarsi, raccontarsi, condividere gioie e fatiche, sentire la precarietà reciproca della vita e i limiti personali che ci rendono umili, realisti e quindi riconoscenti verso chi ci viene incontro, chi ci alza, chi ha cura di noi e spera con noi. Il Signore ci esorta con la parola di Papa Francesco ad accogliere, invece, i poveri, qualunque povero, come una parabola per noi, per vedere in essi la “carne di Cristo”, il sacramento del suo corpo crocifisso, per imparare a riconoscere che essi, “non sono un problema”, bensì “una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo”. Ci aiutino Francesco e Chiara che, tenendo gli occhi fissi su Cristo, lo hanno riconosciuto e servito nei poveri, fino a fare della povertà uno stile di autentica vita evangelica.

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