Epochè, attori detenuti e magistrati sul palco del Teatro Garibaldi. S.E. Salvatore Visco, Arcivescovo di Capua, “coniugare il diritto della persona a recuperare se stessa e insieme il diritto della società di vivere il momento della giustizia”

S.E. Salvatore Visco - Arcivescovo di Capua

Speranza, questa è la parola pronunciata alla fine dello spettacolo dalla compagnia teatrale. L’Arcivescovo di Capua, Salvatore Visco, intervenendo al Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere ha ricordato che “Domani è la prima domenica di Avvento, tempo della speranza e dell’attesa del Signore. Coniugare il diritto ad essere uomo e a recuperare se stesso attraverso anche un momento di riflessione e forse di sofferenza e coniugare insieme il legittimo diritto della giustizia, mai della vendetta,  forse è il compito che tutti hanno di costruire. Quello che questa stasera avete presentato, ad alto livello, è una delle iniziative che cercano di coniugare il diritto della persona a recuperare se stessa e insieme il diritto della società di vivere il momento della giustizia”

Tale iniziativa rientra nell’ambito del protocollo di intesa “Educazione alla Legalità” sottoscritto lo scorso mese di luglio tra il Comune di Santa Maria Capua Vetere, la Curia Arcivescovile di Capua, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, la Procura della Repubblica, il commissariato della Polizia di Stato, l’Università della Campania Dipartimento di Giurisprudenza, il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, la Sottosezione dell’Associazione Nazionale dei Magistrati, le dirigenze scolastiche degli istituti della città di Santa Maria Capua Vetere.

Nella filosofia greca il termine epochè stava ad indicare la sospensione avvertita come necessaria ogni qual volta non vi fossero sufficienti elementi per poter rendere un giudizio. L’epochè è, quindi, sospensione, una immaginaria stasi del pensiero giudicante che anela alla conoscenza prima ancora che al giudizio. La performance ha questo titolo perché custodisce, in primo luogo, un invito rivolto allo spettatore: quello di non affrettarsi a giudicare chi porta con sé il pesante marchio del carcere. L’invito ad ascoltare, attraverso l’universale linguaggio del teatro, chi si sente molto spesso inascoltato. Non a caso il teatro riesce a interrompere, sospendendolo, il normale flusso del tempo asservendolo ad un nuovo andamento ed è così che si resta, d’improvviso, sospesi.

È stato un viaggio nella evoluzione stessa del concetto di detenzione che è passato attraverso le opere di Raffaele Viviani, Bob Dylan, Konstantinos Kavafis, Giorgio Gaber per raccontare cosa ha significato in passato e cosa oggi significhi l’esperienza carceraria. Questa performance racchiude un messaggio: siamo tutti attori, nessuno escluso, del destino della nostra società. Solo esibendoci insieme, possiamo plasmarlo e modellarlo nel perseguimento del bene comune.

Lo spettacolo, con la regia di Marco Puglia, si è svolto sabato 2 dicembre ed è stato trasmesso in diretta streaming sul canale Kairos Tv dell’Arcidiocesi di Capua.

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