I sacerdoti di Capua a Roma per il Giubileo. Ad accoglierli il Card. Comastri

Il giorno 8 marzo 2016 i sacerdoti della Chiesa di Capua, insieme all’Arcivescovo Mons. Salvatore Visco, si sono recati in pellegrinaggio alla basilica di san Pietro a Roma per vivere il giubileo in occasione dell’anno santo della misericordia. Si è trattato di un momento di grande condivisione fraterna e, nello stesso tempo,  un’opportunità di riscoprire l’ardore del proprio essere ministri di Dio. La giornata ha avuto come momento centrale una catechesi tenuta da sua eminenza il cardinale Angelo Comastri, arciprete della basilica vaticana, seguita poi dalla celebrazione eucaristica. Il cardinale ha invitato i sacerdoti a riflettere sulla sorgente del loro apostolato sacerdotale per poi esortarli a renderla sempre più zampillante nella loro esistenza. Tale apostolato però ha continuato il presule è reso sempre più difficile a causa di una società che sembra essere profondamente cambiata rispetto a qualche decennio fa, una società in cui gli ideali cristiani, che fungevano prima da veri a e propri modelli di comportamento, sono scomparsi. Di fronte a questa fine della cristianità è necessario ed urgente che i sacerdoti riaccendano nel loro animo e nel loro apostolato lo slancio delle origini del cristianesimo, la vitalità resa possibile dall’effusione dello Spirito santo il giorno di Pentecoste. Tutto ciò significa, secondo le parole del cardinale Comastri, ritornare all’essenza della nostra fede e cioè ritornare a Cristo come sorgente di acqua viva che zampilla in ogni cristiano. Infatti solo se i sacerdoti si riscoprono essenzialmente uniti a Cristo possono diventare una risorsa per la chiesa. Ma tutto ciò come si traduce concretamente nella vita apostolica di ogni ministro di Dio? Il cardinale Comastri con una familiarità ed un fervore coinvolgenti ha sottolineato che il sacerdote non è altro che un collaboratore della salvezza pensato e voluto direttamente da Dio. Diventa fondamentale quindi che i sacerdoti siano consapevoli di questa responsabilità che Dio Padre ha voluto affidare loro, senza cadere nella presunzione di essere migliori o più degni degli altri. Un punto di non ritorno nella vita di ogni ministro ordinato è il sentirsi scelti perché uomini sofferenti e deboli così come i tanti personaggi biblici che Dio ha chiamato lungo la storia della salvezza. L’insufficienza quindi è costitutiva nella vita del prete affinché sia chiaro che è solo Dio a poter e dover salvare. L’augurio infine che sua eminenza ha dato ai sacerdoti è quello di vivere un’autentica vita di preghiera per costruire un vero rapporto con Dio.       (testo di Vincenzo Gallorano)

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