Da Nazareth a Capua… Famiglie sante per un mondo santo (don Gianni Branco)

Pina Pastore

Non riesco mai a pensare ad una famiglia se non attraverso i volti delle tante famiglie che ho avuto la gioia di incontrare. Il nome, infatti, senza storie da raccontare, non credo dica molto, anzi, priva una splendida invenzione di Dio della sua concretezza. La famiglia, infatti, è parte integrante del progetto dell’Altissimo che all’origine del tempo nella relazione tra un uomo e una donna voleva che potesse riflettere la sua immagine. Antonio e Laura, Umberto e Antonella, Mario e Assunta sono infatti “somigliantissimi” a Dio nel loro essere in relazione. Proprio dall’amore che lega il primo Adamo alla prima Eva si realizza il Paradiso. Ma questo miracolo è ripetibile: ogni volta che un adamo ama ed è riamato dalla sua eva la terra si trasforma in un paradiso. Basta chiederlo ad un ragazzo o una ragazza innamorati o, meglio ancora, leggerlo nei loro occhi, nei loro gesti. E’ forse frutto di un caso? No! Questo è ciò che Dio ha pensato per l’umanità e che sta progettando di realizzare.

Ma perché, allora, non è così tra noi? Perché le nostre famiglie sembrano campi di battaglia con feriti e morti? Perché il profumo dell’Eden non si respira nelle case, nelle strade e nelle piazze delle nostre città? E soprattutto: possiamo fare qualcosa?

Forse la liturgia di oggi può darci una mano: la Chiesa ci propone come modello la Famiglia di Nazareth nel suo pellegrinare verso Gerusalemme. Dal brano di Luca scaturiscono alcune suggestioni che potrebbero aiutare la riflessione.

Innanzitutto la Famiglia di Nazareth non ha paura di “perdere tempo” per Dio. Si mette in viaggio e investe energie e risorse per andare verso il Tempio del Signore. Sa bene che la il suo passato radicato in Dio e nel suo progetto (Maria e Giuseppe lo hanno incontrato nel volto e nelle parole dell’Angelo) e soprattutto è certa che il suo futuro gli appartiene. Il Signore è origine e meta della loro vita.

Inoltre essa sa anche di non essere sola: non affronta il viaggio in modo sprovveduto, si unisce ad altre famiglie, fa carovana. Nazareth dista molti chilometri da Gerusalemme e la lunga valle del Giordano è ricca di insidie, per non parlare della tortuosa strada che sale da Gerico verso la Città Santa. Da soli non si va da nessuna parte, solo come famiglia di famiglie è possibile avere una reale opportunità per raggiungere la meta.

Infine Maria e Giuseppe sanno di non sapere tutto. Essi sono radicalmente aperti alle sorprese che Dio riserva alla loro famiglia. Lo sono sempre stati: l’Eterno Padre non è monotono, ama sorprendere i suoi figli introducendosi nella loro storia. Possiamo solo immaginare quanta fatica quei due sposi abbiano fatto per adeguare il loro cuore e la loro volontà a quelli divini, quanta fede ci sia voluta per accompagnare il Figlio di Dio dalla culla alla croce… In ognuno dei sorrisi condivisi, in ciascuna delle lacrime versate possiamo rileggere la libera scelta di un uomo e una donna che non hanno avuto di paura di dire Si e di ripeterlo cento, mille volte nel corso della vita.

Se proprio un segreto vogliamo cogliere nella vicenda terrena della Famiglia Santa è allora proprio quello di restare in cammino lungo tutto il corso della vita, non appendere mai le scarpe al chiodo, aprire gli occhi al giorno nella certezza che una nuova avventura umana e divina li avrebbe attesi e sorpresi fino al giorno in cui poter sperimentare l’estasi del Paradiso che è Dio.

Solo allora Gesù, tante volte osservato ed amato nei suoi passi terreni, potrà essere contemplato dalla famiglia di Nazareth e da tutte le famiglie sante che in Lui hanno trovato la sorgente dell’Amore che Salva.

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